E così te ne sei andato. Senza avvisare, senza salutare.
Hai sorpreso persino Pinocchio, rimasto sulla porta ancora incredulo.
La stanza n. 7 è pregna del tuo odore: sei rimasto lì per 3 mesi. In quello spazio angusto, da solo. Da quel 13 settembre non ti ho più visto e stasera mi aggrappo con forza al ricordo che conservo di te, Cico. Anche se devo fare attenzione a non scivolare sulle lacrime.
Te ne sei andato e mi hai lasciato addosso il profumo di basilico, di lenzuola al sole e di caffè. Hai lasciato il sorriso di tuo figlio e le mani di tua moglie. Gli occhi dei tuoi cani.
Hai lasciato la tua saggezza, la tua straordinaria intelligenza, la tua sensibilità, il tuo affetto.
Mi piacerebbe sapere cosa invece hai portato via con te.
Fa male non saperti più qui. Fa male non saperti.
Mi chiedo in quale luogo i tuoi occhi si riapriranno sfoderando ancora quello sguardo curioso e fiero. Mi chiedo cosa guarderai quando accadrà.
La conservo ancora la tua ultima email; il 17 settembre mi hai scritto che la vista dalla tua camera era molto deprimente, «ma ho le mie foto e i miei ricordi piacevoli, fra i quali ci sei anche tu. Nella prossima settimana dovrei pian piano uscire dall'aplasia. Se i medici lo permetteranno, t'inviterò per un tè». Io non smetto di attenderlo quel tè: avrà il tempo e il luogo che decideremo di dargli. E parleremo del Natale e di come lo spazio si srotola e si arrotola tra le dita del caso.
Mi viene da comporre il tuo numero per convincermi di scoprirti muto. Ma la mano trema e non mi riesce di afferrare il telefono. Avverto uno strano senso di freddo che mi scende attorno al cuore.
Questa musica si muove per te in questa notte triste. Queste piacevolissime sonorità cubane ti appartengono e ti disegnano: Buena Vista Social Club, ricordi, me lo hai regalato la prima volta che sei stato a cena a casa nostra.
Vorrei rincorrerti e sapere di poterti riprendere, come si fa con un aquilone quando ti si slaccia dal polso senza volerlo.
Qui dicono si stia affacciando l’inizio di un nuovo anno. Sarebbe bello se questa volta lo lasciassimo insieme un augurio.
Possiamo farlo attraverso le tue parole: questo è ciò che hai augurato a me, nel giorno della mia laurea.
Ne facciamo dono a tutti con la speranza che possano raccogliere la preziosità del tuo insegnamento e la dolcezza del tuo abbraccio.
«Non lasciarti trascinare dagli eventi, ma cerca per quanto possibile di guidare la tua vita verso quegli obiettivi che riconosci come tuoi, autenticamente tuoi».
È il secondo Natale che trascorriamo insieme. È bello scoprirvi ancora qui.
Non voglio limitarmi ad augurarvi delle feste serene; voglio sperare per voi in una lunga collana di momenti sereni: indossatela e tenetela al collo per tutti i giorni a seguire.
Che vischio e ghirlande e nastrini e candele e canti e neve vi rubino sorrisi.
In tutte le vostre tasche un biscotto alla cannella e un fiore d’arancio.
Per tutte le vostre notti una stella e in lontananza una luce.
Saper riconoscere la felicità quando sarà ai vostri piedi, avere il coraggio e la determinazione di abbassarvi per prenderla tra le braccia e custodirla: questo voglio augurarvi.
Ho pensato ad un dono che avreste potuto consumare molto lentamente e condividere con le persone vicine. Un dono che potesse presenziare sulle vostre tavole, perché è lì che siamo soliti assaporare il Natale. Un dono che si impreziosisce con l’attesa, la pazienza, l’attenzione e la cura indispensabili per realizzarlo.
L’ho scelto perché trovo abbia una mistura di profumi dei Natali dell’infanzia, lo stesso gusto morbido.
Brindo a voi e alla vostra presenza costante per cui vi ringrazio sentitamente. Alle vostre parole, ai vostri pensieri e ai vostri desideri.
Ingredienti:
• 1 litro di alcol a 50°
• 1 arancia
• 600 g di miele di lavanda (va bene anche qualunque altro miele)
• 3 chiodi di garofano
• 2 bastoncini di cannella
• 1 limone
• 3 cucchiaini di tè alla rosa
Sbucciate l’arancia e il limone avendo cura di togliere la parte bianca: tagliate le bucce a striscioline dopo averle lavate e ponetele in un barattolo.
Aggiungete tutto l’alcol e il tè alla rosa, chiudete ermeticamente e lasciate in infusione per circa 15 giorni in un luogo fresco e buio.
Quando questo periodo di tempo sarà trascorso, disponete il miele in una terrina e fatelo sciogliere in mezzo litro d’acqua tiepida, mescolando bene. Aggiungete, quindi, pian piano, l’alcol usato per l’infusione.
Aromatizzate con la cannella e i chiodi di garofano, mescolate con cura e poi trasferite il composto in un altro barattolo.
Chiudete e lasciate ancora in infusione per 4 giorni: durante i primi due agitate il barattolo un paio di volte al giorno.
Infine filtrate il composto usando un colino a maglia finissima, travasate in bottiglie di vetro e tappate bene.
Potete gustarlo già dopo qualche giorno.
Questa nuova macchina mi concede di guidare potendo sentire il sole sui capelli: sopra la testa qualcuno ha provveduto ad incidere uno scrigno che affaccia sul cielo. È bello perché posso sorridere alle signore affacciate ai balconi, posso seguire il dondolio degli alberi e posso inseguire gli aerei.
Facendomi largo tra vischio, fili d’oro e luci colorate, in barba all’odore dei canditi e del muschio, questa mattina mi sono diretta verso il mare.
Quando l’inverno riesce a nutrirsi di un sole così corposo mi sembra sia l’unica vita possibile.
Durante il percorso mi sono scoperta a canticchiare una canzone che sintetizza assai bene la giornata che stava per accogliermi.
Mi viene voglia di cantarla di nuovo, qui adesso, dedicandola a voi. Vorrei invitarvi a godere della poesia delle cose semplici, così come la chiamo io.
Intanto possiamo volgere lo sguardo verso l’alto: attraverso lo scrigno a quest’ora, da una tasca del cielo, fa capolino la luna.
Seduto in questa piccola trattoria col giornale
in uno di quei pochi giorni in cui sto bene anche con me
e sto saltando tutte quelle notizie che fanno male
…e oggi non ce n’è
Seduto in questa piccola trattoria sul mare
in uno di quei giorni in cui saprei parlare, pensa, anche d’amore
c’è solo un altro tavolo con due persone
ma com’è bello il mare fuori stagione
e com’è dolce questo sole, questa calma che c’è in me
Vorrei che non finisse questa giornata al mare
e questi miei pensieri così carini che ormai non faccio più
sarebbe così bello se fossi qui con me a mangiare
potrei tentare di spiegarti cosa sento
di tutti quei profumi che mi porta il vento
sarà perché viviamo sempre tanto in alto e non li sentiamo più
Seduto in questa piccola trattoria col giornale
e un cameriere che non vede mai nessuno e ha voglia di parlare
e mi racconta strani prodigi del mare
mi piace così tanto stare ad ascoltare
«Se vuole ancora bere o mangiare mi chiami, sono qui»
E intanto sta finendo questa giornata al mare
e sta finendo questo sole di febbraio che se ne va
sarebbe così bello se fossi qui con me a viaggiare
potrei tentare di spiegarti cosa sento
di tutte queste immagini che porto dentro
in uno di quei pochi giorni in cui sto bene anche con me
Seduto in quella piccola trattoria sul mare
con quel camerierino così gentile che ormai non ce n’è
lo sai che non ho perso il vizio di smarrirmi e di cercare
ma ci saprei tornare in quella trattoria, vienici con me.
«Che cento fiori si aprano questa notte stessa, senza aspettare di essere svegliati dal vento mattutino».
Questo frammento appartiene ad un racconto di epoca Ming; trovo riesca ad introdurci, con fare lieve e delicato, all’argomento che ho scelto di approfondire con voi oggi. Il tè lavorato.
L’universo raffinato dei tè lavorati fonda le sue radici nella cultura dell’Estremo Oriente, dove si coltiva una particolare attenzione e cura per la bellezza, così come la natura la offre agli occhi dell’uomo. Da questo deriva la diffusione di motivi floreali che popolano le metafore letterarie, i numerosi dipinti sulle stampe e sulle porcellane, cesellati nel legno e nell’argilla.
Originari del Huang Shan o monte Giallo, nella provincia cinese d’Anhui, i tè lavorati poggiano sullo stretto legame tra la metamorfosi dell’arte e l’evocazione della natura.
Si tratta di foglie intrecciate tra loro, spesso cucite a mano, ad evocare solitamente la forma di un fiore appena sbocciato (la peonia, detta "regina dei fiori"), o di un bocciolo di loto (emblema di Buddha), o di una gemma, o delle stelle (luogo di soggiorno delle divinità celesti), o delle perle (che, com’è noto, nascono in fondo al mare, nelle conchiglie fecondate dai raggi di luna). Così il tè lavorato diventa il modo più efficace attraverso cui la nostra bevanda si lega indissolubilmente alla poesia.
Alla meraviglia delle foglie, che durante l’infusione si dispiegano una ad una come petali, potrete aggiungere il piacere raro di un tè d’eccezione, il più delle volte verde.
I tè lavorati sono tè preziosi e si preparano direttamente nella tazza con acqua molto calda (circa 85°C), affinché l’infusione (dai 3 ai 5 minuti) possa avvenire a contatto con l’aria.
Se avrete cura di utilizzare una teiera di vetro, potrete concedervi l'incanto di osservare la lenta danza delle foglioline che si schiudono. Vi sentirete percorsi da una sensazione di calma, di pace lenta: come se le cose stessero andando nel posto giusto.
Tra i tè lavorati più noti vi consiglierei:
- il Tai Mu Long Zhu
- lo Xia Zhu Bi Feng
- il Lu Mu Dan Flowery
- il Bo Ta (detto anche Tower Tea per la sua forma somigliante ad una torre)
- lo Jin Shang Tian Hua
- l’Yu Lian Tea
Alcuni di questi si distendono in molte piccole foglie che vanno a depositarsi lentamente sul fondo; talvolta qualche foglia continua tenacemente a galleggiare: secondo la simbologia cinese si tratta delle "foglie dell'omaggio", le quali galleggiando intendono farsi dono per l'ospite.
Il tè lavorato è un tè che ci consente di apprezzare gli infiniti processi di metamorfosi a cui assistiamo ogni giorno, ogni istante, fuori e dentro di noi. È la testimonianza che qualcosa può aprirsi e assumere una forma nuova. È una buona occasione per imparare ad attendere e ad osservare, mentre le cose si modificano.
Specchiandomi
nel riflesso del tè ho visto colori e profumi nuovi:
ho lasciato che mi ridisegnassero il volto e i pensieri.
Con un soffio spingo questo riflesso fino a voi, con la
speranza di poter scoprire e condividere, insieme a qualche
spunto di vita vissuta, il piacere della meraviglia di
questo impero dei sensi.
Avete mai provato ad inventare o sperimentare delle ricette
a base di tè?
Se lo avete già fatto, o avete voglia di tentare, scrivetemi
qui e inviatemi la vostra creazione: di tanto in tanto provvederò
a pubblicare ogni vostra proposta. Per il piacere di stare tutti
a tavola insieme.
IL TÈ PER TE
Se non avete modo di acquistare un tè che vi incuriosisce, scrivetemi e proverò ad aiutarvi spedendovi l'infuso che desiderate. Direttamente a casa vostra.