Dal giorno 31/08/2008 questo blog si è trasferito su www.insiemeate.net.
 

domenica, 31 agosto 2008

Un passo importante

Ebbene, dopo tre anni mi sono lasciata tentare anch’io. La voglia di crescere mi ha portata a decidere: il blog Insieme a tè cambia casa.
I mezzi sono quelli di Wordpress e la destinazione è una libertà più piena.

L’acquisizione di un proprio dominio è una bella emozione, un passo importante per chi, come me, ha iniziato poggiando solo su una curiosità inconsapevole.
Ringrazio Splinder per avermi ospitata e per avermi dato la possibilità di conquistare l’interesse di ognuno di voi.

Vi aspetto dunque presso il nuovo indirizzo: www.insiemeate.net

*La nuova versione del blog è ottimizzata per i browser Firefox, Safari, Explorer 7.0 o superiore. Vi consiglio pertanto l'aggiornamento dei browser più vecchi e sperando di rendervi le cose più semplici, qui di seguito trovate i link utili all'operazione:
- Explorer
- Safari
- Firefox

~ Scritto da Acilia alle 20:45 | PERMALINK | commenti
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martedì, 22 luglio 2008

Buon viaggio

L'estate è spesso sinonimo di viaggio. Che sia reale o virtuale, breve o lungo, è un percorso che compiamo fuori e dentro di noi, mossi dalla voglia di cercare.
L'augurio per queste vacanze è che vi lasciate meravigliare: da un paesaggio, un profumo, dal movimento delle nuvole che si riflette sul finestrino di un'automobile.
Ovunque andiate, fate buon viaggio.


"C’è una grande luna piena, la Luna d’Agosto. Ho voglia di passare una serata diversa dal solito.
Mi dirigo verso il centro della città e là sotto la Torre del Tamburo c’è una casa da tè. È la prima casa da tè che visito.
È un luogo a cielo aperto. Gli ascoltatori sono già seduti, alcuni sono stranieri. Mi seggo anch’io su una delle sedie di legno lucide per il lungo uso, attorno al tavolo di pietra.
Tutti bevono il tè al gelsomino servendosi di ciotole munite di coperchio. Vengono qui per ascoltare la storia raccontata da un uomo cieco con gli occhiali neri, seduto su uno sgabello sopra un palco di legno.
Ogni sera entra nella casa da tè e racconta una puntata di una lunga storia che per tradizione accompagna la consumazione. Gli ascoltatori sorseggiano il tè versato continuamente da una giovane cameriera. Quasi tutti gli uomini fumano la pipa sottile dalla canna lunga con il fornello di metallo.
Il cieco prende in mano un liuto di bambù e ne batte sul tavolo l’estremità coperta da un sottile budello di maiale; con voce monotona comincia a raccontare; a tratti canta.
È la storia di una madre infelice che non potendo più custodire il suo bambino lo abbandona in un cesto vicino a un ponte, perché qualche persona di buon cuore ne prenda cura. Un’anziana coppia lo trova e lo alleva come figlio proprio. Il bambino diventa grande e sa delle sue origini, lascia la casa per ritrovare la vera madre e ci riesce.  La madre lo ammonisce di non dimenticare chi gli ha dato affetto, ma quando il giovane diviene mandarino finge invece di non riconoscere i genitori adottivi. Così muore colpito da un fulmine, perché è stato ingrato.
Il cieco racconta la sua storia nel dialetto antico. Saputo che non ho capito niente o poco, un anziano che la conosce a memoria mi da fa interprete, un po’  nella lingua ufficiale cinese e un po’ in inglese,
Il fascino della storia è nel suo modo di raccontarla, di ricamare a piacimento i personaggi descritti perché sembrino sempre verosimili e attuali. Accompagnato dallo strumento, il tono della voce è così bello che ne rimango affascinata.
Approfittando dell’intervallo, vado a rendergli omaggio. Si chiama Zhang, è nato cieco.
Ho assistito a una puntata soltanto della storia che non poteva essere conclusa in una serata sola. Mi dicono che occorrono sette serate per raccontarla.
Per ogni tazza di tè consumata ha diritto a un decimo di yuan. Ogni sera riesce a guadagnare così due yuan (circa 800 lire).
In questa serata di luna piena non ricordo di aver mai consumato tante ciotole di tè, tante da tenermi sveglia tutta la notte. Pensavo a questa città dove permane ancora l’antica tradizione dei cantastorie che frequentano le case da tè.
Pensavo anche al cieco, dicono che conosce duecento storie e calcolavo a mente quante ciotole di tè avrei bevuto se fossi rimasta per tutte e sette le sere".


(Tratto da Il mondo oltre il fiume dei peschi in fiore - Viaggio attraverso la Cina, di Bamboo Hirst, Mondadori)

~ Scritto da Acilia alle 11:15 | PERMALINK | commenti (8)
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venerdì, 11 luglio 2008

Slow Food Legnano: buono, pulito e soprattutto giusto

Grazie alla segnalazione di una lettrice affezionata, questa mattina ho scoperto questo e questo.
Lascio a voi ogni considerazione e con voi condivido il mio stupore e la mia amarezza.

"La giustizia sociale va perseguita attraverso la creazione di condizioni di lavoro rispettose dell’uomo e dei suoi diritti".  (tratto da Slow Food Legnano)

~ Scritto da Acilia alle 13:45 | PERMALINK | commenti (20)
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giovedì, 03 luglio 2008

Tea blog

È stata una bella scoperta, una finestra su un mondo che ignoravo del tutto.
Sapevo che la conoscenza e la passione per il tè fossero più espresse all'estero piuttosto che nel nostro Paese, ma non immaginavo esistesse una così vasta popolazione di persone che amano scriverne.
Da Bruxelles a Montreal, dalla Corea del Sud fino alla Pennsylvania, dal Massachussets a Parigi: sono più uomini che donne e hanno un'età media compresa ta i 30 e i 40 anni.

Ve li presento, i tea blogger sparsi nel mondo. Si tratta solo di un assaggio, una piccola selezione; vi lascio il piacere di saltellare tra i link di ciascuno e approdare a nuove esplorazioni.
Hanno nomi originali, sono graficamente intriganti, contengono belle fotografie di scorci e oggetti curiosi e raccontano esperienze estremamente interessanti.

- Another tea blog
- Tea mind
- Emotions de the
- Cha u thé
- Liqueur de thé
- Tpots
- Le Zhong nomade
- MattCha's blog
- The voice of tea
- Tea Guy speaks
- Tea escapade
- My tea cups
- The tea pages
- Hou De Tea Blog
- Teasphere

Sono letture piacevoli che alimentano il confronto. Un'ulteriore testimonianza di quanto lontano possa arrivare il profumo di una tazza calda.




giovedì, 26 giugno 2008

Il tè del sorriso

Si riversano sulla strada come cascate di piccoli ruscelli. Freschi, luminosi, di una bellezza essenziale.
Li ritrovo ogni giorno sul percorso di casa: l’aria si impregna di estate e puntualmente esplode una gioia incosciente.
Hanno forma di stella i gelsomini, racchiudono il mistero che palpita nelle piccole cose.
Il vento passa, ne ruba il profumo e si dirige verso le anziane sedute sui balconi, a sorprenderle.

Se ne coglie tutta la delicatezza in una tazza, e il liquore chiaro stordisce.
I gelsomini incontrano le foglie del tè e realizzano il miracolo dell’incanto. Il piacere si espande e il profumo diventa aroma, diventa sapore.
È il tè del sorriso, ne provoca uno ad ogni sorso.

Bianco, verde o nero, quello al gelsomino è uno dei tè profumati più antichi in assoluto. In Cina lo si beve da moltissimi anni (茉莉花茶) in ogni momento della giornata.
Si ottiene grazie ad una particolare lavorazione: le foglie del tè vengono accatastate per qualche ora accanto ai fiori di gelsomino appena raccolti, in modo che il tè assorba più possibile la fragranza dei petali. Si tende a ripetere l’operazione più volte a seconda del livello qualitativo che si desidera ottenere, arrivando fino ad un massimo di sette ripetizioni.
Completato il processo, i fiori possono essere allontanati dalle foglie del tè oppure mescolati con esse in minima parte. Contrariamente al pensiero comune, la presenza dei petali non è indice di qualità.
Raggiungere il corretto equilibrio tra fiori e tè non è semplice, anche in questa armonia risiede il fascino. Se l’aroma del fiore è troppo forte e dominante, il liquore assume un sapore amaro; generalmente, la giusta proporzione è costituita dal 70% di tè e 30% di fiori.

Non esiste il connubio migliore, le sensazioni si distinguono a seconda della base del tè utilizzato: il gelsomino riserva ad ogni tipo di foglia una caratteristica diversa.
È bene gustarlo puro, non troppo caldo, e qualora fosse tè verde o tè bianco, osservando tempi di infusione molto bassi. A sfiorarlo appena.

La notte, patria della pace e del silenzio, è la migliore alleata di una tazza di tè al gelsomino. Una brezza tiepida diffonde il profumo e gli occhi si chiudono sul ricordo.

Il gelsomino notturno

E s'aprono i fiori notturni,
nell'ora che penso a' miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.
Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l'ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala
l'odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l'erba sopra le fosse.
Un'ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l'aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.
Per tutta la notte s'esala
l'odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s'è spento...
È l'alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l'urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

(G. Pascoli)


Gelsomini

~ Scritto da Acilia alle 16:40 | PERMALINK | commenti (12)
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mercoledì, 18 giugno 2008

Il tè è lo specchio dell'anima

Un'affezionata lettrice mi ha consigliato la lettura di un articolo molto interessante. Vi passo parola: mi piace sempre quando l'arte si muove intorno all'universo del tè.
Grazie Katia.

~ Scritto da Acilia alle 06:52 | PERMALINK | commenti (6)
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martedì, 20 maggio 2008

Ode al suo aroma

L’aroma del nostro nettare ambrato evoca molteplici immagini e sensazioni. I profumi conducono in spazi infiniti.


Mia dolce, di che profumi,
di quale frutto,
di quale stella, di quale foglia?

Vicino
alla tua piccola orecchia
o sulla tua fronte
mi chino,
inchiodo
il naso tra i capelli
e il sorriso
cercando, conoscendo
l'origine del tuo aroma:
è dolce, ma non è fiore,
non è la pugnalata
del garofano penetrante
o impetuoso aroma
di violenti gelsomini,
è qualcosa, è terra,
è aria,
legna o mele,
odore della luce sulla pelle,
aroma
della foglia dell'albero della vita
con polvere di strada
e freschezza di ombra mattutina
nelle radici,
odore di pietra e fiume,
ma più simile a una pesca,
al tiepido pulsare segreto
del sangue,
odore
di casa pulita
e di cascata,
fragranza di colomba
e chioma,
aroma della mia mano
che ha percorso la luna
del tuo corpo,
le stelle
della tua pelle stellata,
l'oro,
il grano,
il pane del tuo contatto,
e lì,
nella longitudine
della tua luce folle,
nella tua circonferenza di giara,
nella coppa,
negli occhi dei tuoi seni,
tra le tue grandi palpebre,
e la tua bocca di schiuma,
in tutto lasciò,
lasciò la mia mano
odore d'inchiostro e selva,
sangue e frutti perduti,
fragranza
di pianeti dimenticati,

il mio stesso corpo
immerso
nella freschezza del tuo amore, amata,
come in una sorgente
o nel suono
di un campanile,
lassù
tra l'odore del cielo
e il volo degli ultimi uccelli,
amore,
odore,
parola
della tua pelle, della lingua
della notte nella tua notte,
del giorno nel tuo sguardo.

Dal tuo cuore
sale il tuo aroma,
come dalla terra
la luce fino alla cima del ciliegio:
nella tua pelle io trattengo
il tuo battito
e aspiro
l'onda di luce che sale,
la frutta immersa
nella sua fragranza,
la notte che respiri,
il sangue che percorre
la tua bellezza
fino ad arrivare al bacio
che mi aspetta
sulla tua bocca.

(P. Neruda)

~ Scritto da Acilia alle 00:51 | PERMALINK | commenti (10)
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mercoledì, 23 aprile 2008

100.000

Sento di non essere mai abbastanza brava con i ringraziamenti.
100.000 visite sono però un traguardo importante e per festeggiarle nella maniera più giusta voglio impegnarmi a lasciarvi il mio grazie, sincero ed emozionato.

Questo spazio, senza la vostra presenza, non avrebbe avuto vita così lunga; ogni giorno mi giungono, spesso inaspettati, la vostra stima e il vostro affetto.
Grazie perché condividete parte del vostro tempo con me, perché credete in quello che è stato un progetto coraggioso, perché mi sostenete.
Grazie a tutti coloro che mi leggono senza aver mai lasciato una traccia: mi avete sorpresa sempre ogni volta che siete comparsi da ogni dove.
Ringrazio ciascuno di voi per tutti gli apprezzamenti, per l’entusiasmo e per il calore.
La vostra vicinanza è preziosa; mi piace scrivere sapendo che ci siete. Come se suonassi il pianoforte in una stanza vuota avendo la certezza che al di là della porta qualcuno mi ascolta.
Grazie perché siete una fonte inesauribile di forza e perché con voi posso confrontarmi: il vostro interesse alimenta la mia passione e muove la mia curiosità.
Immaginare di far parte della quotidianità di migliaia di persone mi rende felice.

Un pensiero va a chi mi ha invogliata ad iniziare questo percorso e un abbraccio a chi mi ha aiutata a colorarlo.
Grazie anche a coloro che sono capitati qui per caso e che poi sono tornati.

Le parole sono l’unico mezzo attraverso cui in questi anni sono riuscita a donarvi qualcosa. Queste ve le lascio con la speranza di riuscire a donarvi oggi un’emozione.
Ancora grazie.

“Amo le cupe conifere, le rocce, l’idea di innalzarmi, il diminuire impercettibile della vegetazione a mano a mano che si sale, e l’aria sempre più rarefatta: sento che la natura si disincarna.
Andando, salendo verso le vette, vedo scomparire progressivamente villaggi, fattorie, strade, pali elettrici; ora, a perdita d’occhio, un paesaggio in cui mi delizio della solitudine, un luogo essenziale in cui posso essere me stessa, essere con me stessa e venire al mondo. Per me, la realtà ha sempre preso forma nella solitudine, sotto il segno del desiderio; nella solitudine, ho imparato che soltanto ciò che si desidera intimamente può avverarsi”.

(da Variazioni selvagge, Hélène Grimaud, Bollati Boringhieri)

~ Scritto da Acilia alle 12:35 | PERMALINK | commenti (8)
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martedì, 15 aprile 2008

Sul mio balcone

C’è profumo di menta. Di timo e di alloro, di basilico. Sul mio balcone si respira un’aria buona.
Mi piace pensare che di tanto in tanto qualche passante si fermi e si scopra avvolto dal profumo.
Quando c’è il sole, l’aroma di verde si fa più intenso e nella luce gli alberi si accendono, i fiori si animano. E allora guardo il cielo e divento cielo. E se non lo guardo divento cielo lo stesso.

È qui che trascorro i giorni nelle ultime due settimane, sul mio balcone.
Alterno una tazza di tè verde ad una di oolong, una di tè bianco ad una di tè nero. Leggo un libro, ascolto musica. Così aspetto il tramonto.


Non ho più un lavoro.
Se ne parla molto negli ultimi tempi e spesso a sproposito. Televisione, giornali, internet e cinema mostrano vari ritratti di questo senso di inadeguatezza: lo chiamano precarietà.
Non si può scegliere, non si può desiderare. Non c’è spazio, non c’è modo. Non ci sono volti, non ci sono colori. Non c’è ascolto, non ci sono possibilità.

Sono arrabbiata, stanca di stare dalla parte sbagliata della scrivania.
Mi avvilisce affannarmi per dimostrare, convincere, prevalere, per di più dinanzi al giudizio di chi non è in grado di distinguere.
Mi irrita la stupidità, l’incapacità, l’incompetenza, la presunzione. E mi rattrista l’inutilità.
Non ho più voglia di sorridere quando non devo e di credere quando non credo. Di coprire, mostrare, subire.

Ad ogni risveglio mi coglie una flebile vergogna, una sensazione di incompiutezza.
La mia tazza di tè non ha lo stesso sapore se non è rubata al tempo, se non sostiene l’impegno, lo sforzo e la soddisfazione di una lunga giornata di lavoro.

Conto le matite, le separo dalle penne, disseto le piante, capovolgo la clessidra.  Spolvero i quadri, inverto l’ordine dei cuscini sul divano.
Torno sul mio balcone per respirare un’aria buona. Un passante si ferma, forse avvolto dal profumo, e sulla sua giacca blu scrosciano foglie di menta, di timo, di alloro e basilico.
Ottengo un sorriso e gli affido il senso di questa giornata.

~ Scritto da Acilia alle 23:17 | PERMALINK | commenti (18)
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domenica, 06 aprile 2008

Libri per Tè

La scrittura e la lettura si legano perfettamente all’universo del tè. Condividono il potere evocativo, conducono verso la calma, esaltano il culto della lentezza, celebrano il valore del dettaglio.

Numerosi scrittori si sono lasciati ispirare dal tè, o lo hanno scelto come pretesto intorno a cui far agire i propri personaggi, spesso con risultati molto piacevoli.

Quella che vi propongo è una selezione di titoli di vario genere, perché anche coloro che non amano bere il tè possano apprezzarlo attraverso il gusto delle parole.

 

- Bevendo il tè con i morti, di Livia Candiani, Viennepierre.

Una raccolta di poesie bellissime, un libro di alti contenuti.

“In India dove ho vissuto per un po', quando ti succede, quando ti muore qualcuno, vengono a trovarti, le donne soprattutto, e siedono con te, ti circondano le spalle con un braccio, scuotono un po' la testa, sussurrano: "Mmm, nnn, ntc, ntc…" sai quei piccoli versi per dire "Eh, non doveva andare così, ma è così che va…" e ti fanno il tè, o ti mettono uno scialle sui piedi”.

 

- Gli angeli preferiscono il tè, di Giusi Fioretti, Ennepilibri.

A metà tra un giallo e un fantasy, è un testo scorrevole e accattivante. Il titolo è un riferimento scherzoso alla condizione esistenziale dei protagonisti della storia che, come recita una filastrocca del romanzo preferiscono il tè, lo preferiscono al me, di cui non sanno il perché essendo privi del Sé”.

 

- I giorni del tè e delle rose, di Jennifer Donnelly, Sonzogno.

Un romanzo di ampio respiro, delicato, ben scritto, che descrive una Londra molto suggestiva e che racconta dell’amore, di sogni e di speranza.

 

- Il profumo del tè alla menta, di Vittorino Mason, Nordpress.

Un romanzo semplice e sincero, il viaggio di chi in viaggio si sente già prima di partire, di chi atterra in un Paese che in qualche modo già gli appartiene.

Le pagine di un percorso dove il profumo del tè alla menta ha pervaso di armonia ogni momento lasciandomi dentro un’indelebile sapore di poesia”.

 

- La luna lontana e il profumo del tè, di Don Lee, Kowalski.

Una narrazione molto raffinata per un noir ambientato in Giappone, che indaga il tema della ricerca della propria identità.

 

- Mi chiamo Sally, ogni tanto bevo una tazza di tè, di Silvana Turchi, Vele Bianche.

Un romanzo limpido con un ottimo ritmo, che esordisce sulle pianure della riflessione e che all'improvviso sale sulle vette di una montagna, metafora dei saliscendi della vita.

È la storia di un dramma familiare curato con la complicità di una natura intima e grandiosa.

 

- Caffè, tè, me?, di Trudy Baker, Rachel Jones, Donald Bain, Sperling & Kupfer.

Le autrici sono due ex hostess della Eastern Airlines che hanno realizzato quest’opera a sei mani con Donald Bain, da anni scrittore di best-seller e rinomato autore della serie televisiva La signora in giallo.

È un romanzo di humor, un salto indietro negli anni Sessanta, gli anni d’oro dell’aviazione civile, gli anni a cui si ispira questa vecchia e grossolana battuta: “Caffè, tè, me?” pronunciata  dalle hostess entrando nella cabina di pilotaggio...

 

- Il tè delle streghe topoline, di Barberl Haas, Il Punto d’Incontro.

Una lettura avvincente adatta ai più piccoli, che narra di magia e di amicizia. Uno squarcio fantastico sul mondo delle streghe buone che ogni mercoledì pomeriggio si incontrano per bere il tè.

 

- Tè e tenerezza, di Katie Fforde, Polillo.

Un libro di narrativa femminile, i cui ingredienti principali sono la campagna inglese e uno spiccato romanticismo. Ha un passo lento e piacevole, e lo stesso calore di una tazza profumata in un pomeriggio d’inverno.

 

- Un tè alla salvia per Salma, Fadia Faqir, Guanda.

Un romanzo di grande attualità che descrive l'orrore di vite oppresse da codici d'onore arcaici e patriarcali. Un libro che non si riesce ad abbandonare, nato dalla penna di una donna impegnata sul fronte della tutela dei diritti civili delle donne nei paesi di religione musulmana.

 

- Una tazza di libri, uno scaffale di tè, Gianandrea Antonellis, Edizioni Il Chiostro.

Una raccolta di racconti dedicati ai libri che vanno gustati senza fretta, suggendoli parola per parola, frase per frase, come si farebbe con una calda tazza di  tè.

 

- Pensieri del tè, Guido Ceronetti, Adelphi.

Il libro di un poeta, filosofo, traduttore, giornalista, drammaturgo e marionettista, la cui penna è tagliente e dissacratoria.

Una raccolta di aforismi il cui stile, a dispetto del titolo del libro che rimanda a momenti di calma e relax, segue un ritmo nervoso e incostante, particolarmente adatto alle tematiche affrontate.

 

- Un tè a Ramallah: diario di sei mesi di interposizione pacifica in Palestina, Aa.Vv., Editrice Berti.

È il diario di chi si è spinto nelle zone più remote e meno frequentate dai giornalisti. Un libro importante e controcorrente pubblicato con la rivista Terre di mezzo che mostra ciò che i grandi media non sanno o non vogliono vedere.

 

- Tè al rhum, Annalisa Rossi, Il Filo.

Prima pubblicazione della scrittrice, è un racconto appassionato e coinvolgente. Narra di sogni, ricordi e incertezze di una donna tesa alla perenne ricerca di qualcosa. Un omaggio al valore catartico della scrittura, che spesso aiuta a metabolizzare e comprendere molte scelte.

 

- L’alga del tè, di Simone Falorni, Tabula Fati.

Un racconto intrigante e avvincente con un finale a sorpresa.

Come rifiutarsi, una volta ottenuto il dono? E cosa dare in cambio, che abbia altrettanto valore?”

 

- Il tè e l’amore per il mare, di Fazil' Iskander, Edizioni E/O.

Un volume diviso in una serie di deliziosi racconti che rappresentano momenti di vita dello stesso personaggio. Un libro gradevole, adatto anche ai giovanissimi.

“Sentiva che il mare, che amava tanto, poteva essere crudele e indifferente, ma lo amava lo stesso, come si ama la vita, sapendo che può essere sia indifferente che crudele, e tuttavia aspettandosi ostinatamente da lei il miracolo della felicità”.

 

- Tre tazze di tè. La storia di un uomo che ha sconfitto il terrorismo…una scuola alla volta, di Greg Mortenson e David O. Relin, Nuovi Mondi Media.

Un libro prezioso, la storia vera di un uomo semplice che, da solo, promuove l'educazione e la cultura in alcune delle zone più  povere e inaccessibili del pianeta.

“Una storia vera, di speranza e di emozione”.

- L'eleganza del riccio,
di Muriel Barbery, Edizioni E/O.
Scritto da una donna con pensieri, emozioni, gesti molto femminili. Forse un romanzo più per donne che per uomoni in cui il tè è un appuntamento quotidiano dedicato a un'amica.
[Suggerito e recensito da Insula]




lunedì, 04 febbraio 2008

Tè di San Valentino

Al di là di ogni pregiudizio e opinione, quello che rimane del giorno di San Valentino è forse la possibilità di rendere omaggio all’amore nella sua accezione più ampia.
Può diventare l’occasione per regalare alle persone a cui vogliamo bene un ulteriore gesto di cura che si rinnova ogni giorno. E chi ha creato appositamente questa miscela esclusiva ha pensato a questo.


Per condividere il piacere di una tazza profumata: tè verde con petali di girasole, osmantus, rosa, con l’aggiunta di farfalle di zucchero. Un tè allegro, dall’aroma fresco e delicato, piacevole al palato e agli occhi. Un modo per concedersi un abbraccio caldo, una possibilità di conforto.

E per tutti coloro che considerano l'amore un valore, una manciata di versi da dedicare e dedicarsi.

Valore

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola,
la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato,
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l'uso del verbo amare.

(Erri De Luca)

~ Scritto da Acilia alle 11:43 | PERMALINK | commenti (20)
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martedì, 08 gennaio 2008

Loi Krathong: la Festa delle Luci

Il tè questa volta è un pretesto. Mi è utile per raccontarvi la storia di una ricorrenza speciale, unica nel suo genere: la celebrazione del Loi Krathong, la Festa delle Luci.
Si svolge ogni anno in Thailandia, a novembre, durante la notte di luna piena del dodicesimo mese lunare.
È figlia di una tradizione antica ed è l’occasione in cui tutti i thailandesi rendono omaggio a Mae Khongkha, la Madre delle Acque: per aver ricevuto l’acqua durante l’anno e chiedere perdono per aver inquinato i fiumi, fonti di vita per l’umanità intera. Inoltre è anche simbolo di purificazione interiore e per molti rappresenta il momento in cui esprimere un desiderio.
Si tratta di un’usanza molto suggestiva, ai confini della magia e dell’incanto.

I thailandesi vivono un rapporto molto profondo con l’acqua; fin dall’antichità gran parte degli abitanti delle città bagnate dai fiumi trascorrevano ore seduti sulle sponde ad osservarne il fluire. «La nobile signora madre di tutte le acque»: è così che definiscono il fiume.

La giornata di ringraziamento all’acqua inizia con il ritornello di una nenia intonato da un gruppo di ragazzi. È la canzone più conosciuta della Thailandia: "Loi Loi Krathong, Loi Krathong is here and everybody’s full of cheer…".
I Krathong sono delle barchette galleggianti a forma di fiori di loto (Loi significa galleggiare); sono preparate con foglie e tronco di banano e contengono candele, fiori, tre stecche di incenso e alcune monete.
La fase di preparazione della festa è molto lunga e caratterizzata da disciplina e dedizione. Per essere realizzati, i Krathong necessitano di settimane intere e sono per lo più le donne anziane ad occuparsene.

Cala la notte, il biancore della luna illumina la riva e la corrente inizia a muovere le migliaia di barchette nel fiume. Le candele brillano di una luce tremolante e il vento raccoglie tutti i presenti in un abbraccio. I thailandesi offrono Krathong al fiume per tutta la notte.
Protagonista anche il cielo che, facendo da specchio all’acqua, si popola di Khom koi, mongolfiere bianche contenenti una lanterna di fuoco e una lanterna di fumo. 
È il trionfo della bellezza, dell’arte: ogni cosa brilla. Risplendono le speranze, si accendono i sorrisi, si bruciano i peccati e si fa spazio alle emozioni. Nessuno si risparmia in nulla: nel bere, nel cantare, nel baciare il proprio amato, nel ballare, nel desiderare un futuro migliore.

Sulla strada, spostando lo sguardo dal fiume, ci si imbatte nella tipica realtà delle città thailandesi: grandi folle disordinate che si muovono freneticamente in uno spazio ristretto. Lungo i marciapiedi che costeggiano le rive si trovano decine di carretti adibiti a cucine ambulanti; soffriggono grilli, cavallette, mosche e vermiciattoli, arrostiscono spiedini con oli vegetali e caramello, lasciano bollire zuppe di carne, cocco, zenzero e pollo al chili. E servono del tè.
Gli odori sono forti e ogni cosa contribuisce a rendere l’atmosfera calda e colorata.
I fuochi d’artificio esplodono improvvisamente, sempre in onore della Dea dell’Acqua e catturano l’attenzione e la curiosità di tutti. Lo spettacolo pirotecnico si riflette nel fiume non lasciando più alcuno spazio al buio della notte.
E nell’aria torna la melodia: "November full moon shines, Loi Krathong, Loi Krathong and water’s high in the river and local klong, Loi Krathong is here and everybody’s full of cheer…".


Festa delle luciB




martedì, 18 dicembre 2007

Buon Natale

È un percorso faticoso, quello che mi sta conducendo al Natale quest’anno. Molto lavoro, qualche preoccupazione dovuta alla salute, alcuni cambiamenti importanti.
Ho pensato a lungo a cosa regalarvi e a quale augurio lasciarvi, e dopo aver valutato diverse ipotesi, ho optato per una piccola selezione di tè da suggerirvi per accompagnare i pranzi e le cene di festa.
Per chi non ama il vino, per chi non vuole limitarsi all’acqua, per chi desidera proporre un’alternativa originale e innovativa.

Il Genmaicha è un tè verde giapponese molto particolare. È un tradizionale Bancha a cui sono stati aggiunti mais e chicchi di riso soffiato. L’aroma è inconfondibile: dolce, lievemente tostato e rinfrescante, molto adatto ai cibi salati e dal basso contenuto di caffeina.
Restando in Giappone, Il Sencha, detto anche "Tè dell’ospitalità", è un altro tè verde adatto a chi non desidera un gusto troppo incisivo. Ha un profumo molto fresco, erbaceo, leggermente amarognolo ed è in grado di sostenere sia cibi salati che dolci.
Altre alternative in fatto di tè verdi naturali potrebbero essere un Lung Ching di ottima qualità, dal sapore dolce, pieno e dalla spiccata fragranza di castagna, uno Yunnan Green, dalle foglie ricche di gemme lanuginose che gli donano un gusto morbido e corposo, o un Gu Zhang Mao Jian, uno dei tè più antichi e pregiati della Cina, dall’aroma lievemente affumicato, delizioso con pesce, verdure, riso e pasticceria secca.
Lo straordinario tè bianco Yin Zhen lo consiglio a tutti coloro che amano i sapori delicati, quasi impercettibili e per questo assolutamente unici. Un retrogusto mielato e un profumo di fiori all’alba, adatto a fine pasto, da bere puro.
Il noto Lapsang Souchong, tè nero cinese dall’aroma marcatamente affumicato, è indicato per i menu a base di carne e formaggi, mentre un Kenya Kaproret, un tè (nero) ricco di punte dorate, è adatto ai sapori freschi e corposi.
Dedico un’attenzione particolare all’Hong Mao Feng, un tè nero cinese di non facile reperibilità, molto buono e aromatico, affatto terroso, dalla foglia voluminosa e arrotolata e dal gusto piacevolissimo: un valido compagno soprattutto per i cibi salati.
Una miscela aromatizzata a base di tè nero e spezie potrebbe essere particolarmente adatta ai formaggi  e alla frutta secca o, in alternativa, per accompagnare biscotti allo zenzero e all’arancia.
Rimane il Jade Jasmin pearl, un tè cinese di rara bellezza e raffinatezza all’aroma di gelsomino: un tè che potrebbe accompagnare l’intero pasto, ma che si affianca egregiamente ai dolci, soprattutto a base di cioccolato fondente.
In ultimo, per tutti coloro che desiderano personalizzare lo champagne, un’idea veloce, di facile realizzazione e sicuro successo:

- 2 cucchiai di tè Oolong Tien Guan Yin (in alternativa potete utilizzare un tè verde aromatizzato alla frutta)
- Champagne di uve Chardonnay freddo

Immergete il tè in 500 ml di acqua fredda e lasciatelo in infusione per circa 5 ore.
Successivamente filtrate e mettete in frigorifero per un’ora prima di servire (coprendo bene l’infuso).
Poco prima di servire, versate nei calici riempiendoli a metà e completando con lo champagne.

Natale2


L’augurio è che per il nuovo anno ci sia un cielo come questo a dondolare sulle vostre teste.

A presto.

Il cielo d'Irlanda è un oceano di nuvole e luce
il cielo d'Irlanda è un tappeto che corre veloce
il cielo d’Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù
ti annega di verde e ti copre di blu
ti copre di verde e ti annega di blu.

Il cielo d'Irlanda si sfama di muschio e di lana
il cielo d'Irlanda si spulcia i capelli alla luna
il cielo d'Irlanda è un gregge che pascola in cielo
ci ubriaca di stelle di notte e il mattino è leggero
si ubriaca di stelle e il mattino è leggero.
(…)

Il cielo d'Irlanda è un enorme cappello di pioggia
il cielo d'Irlanda è un bambino che dorme sulla spiaggia
il cielo d'Irlanda a volte fa il mondo in bianco e nero
ma dopo un momento i colori li fa brillare più del vero
ma dopo un momento ci fa brillare più del vero.

(…)Dovunque tu stia bevendo con zingari o re
il cielo d'Irlanda si muove con te
il cielo d'Irlanda è dentro di te.

(M.Bubola)

~ Scritto da Acilia alle 11:52 | PERMALINK | commenti (16)
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mercoledì, 21 novembre 2007

Discanto

Di acqua e di respiro
di passi sparsi
di bocconi di vento
di lentezza
di incerto movimento
di precise parole si vive
di grande teatro
di oscure canzoni
di pronte guittezze si va avanti
di come fare
di come dire
di come fare a capire
di alti
di bassi
battiti del cuore
fasi della luna
e ritmi della terra
di intelligenza
di intermittenza

(Discanto – I. Fossati)

~ Scritto da Acilia alle 12:53 | PERMALINK | commenti (9)
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lunedì, 12 novembre 2007

Pentagramma di luce

Tra due giorni compirò gli anni. Mi piace ricordare la sensazione di allegria e impazienza che da bambina iniziava a solleticarmi da almeno una settimana prima. 

È un compleanno strano questo, lo stato d’animo non è gioioso e tutt’altro che sereno. E mi impongo di trascurare i bilanci dei progetti realizzati e delle speranze disattese.
Volendo parafrasare una canzone di Gianmaria Testa: E poi viene un giorno che a guardarlo passare sembra il giorno di un altro e di un altro la vita da fare, e di un altro la voce e anche l’ombra sui muri.

Credo mi regalerò una tazza di tè bianco; si chiama King of white, è un tè prestigioso adatto ai giorni importanti. Un tè dalle foglie argentate, come fossero vestite a festa.

Preferisco così. Preferisco restare seduta sul divano a guardare la tenda bianca mossa dal vento e appena sfiorata dal sole.
Il mio pensiero andrà a quelle persone, poche, con cui in questi anni ho condiviso l’impossibilità di viverle come avrei desiderato. Per loro ho catturato questo pentagramma di luce.

Pentagramma di luce

~ Scritto da Acilia alle 19:59 | PERMALINK | commenti (25)
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martedì, 16 ottobre 2007

Profumo fiorito di noce

Il tram è il luogo dei pensieri.
Ci sono tutte le rappresentazioni delle vita in un tram.
Osservando i gesti più impercettibili di ciascun passeggero riesco ad avvertire esattamente cosa mi manca.
L’autista fischietta, mi perdo nel sorriso di un uomo anziano mentre sua moglie gli sfiora la mano e intanto rimbalzo tra la luna e una coppia di ragazzi che ha l’aria di chi farà l’amore appena tornato a casa.
Vorrei essere capace di contemplare le cose come se potessi separare l’immagine che hanno in sé dall’immagine che abbiamo loro imposto.
Il pianto di un bambino mi risveglia da me stessa e mi accorgo che i rivestimenti in legno contribuiscono a rendere più evidente il contrasto del tempo e ad accentuarne il peso.
Di tanto in tanto gli sguardi si incrociano nel vuoto e per qualche attimo si trovano a condividere un frammento di spazio sospeso. Ti scopri a pensare che sarebbe bello parlare con uno di loro, così all’improvviso, chiedergli cosa desidererebbe in quell’istante per esempio, e un po’ ti vergogni per questo.
Gli occhi fissi sulla frenesia al di là del finestrino ti ricordano che a casa non c’è nessuno ad attendere il tuo ritorno. Allora non vorresti più scendere, vorresti accompagnare tutti.
Inizia a piovere e nella pioggia c’è un po’ dell’inquietudine di ognuno, nelle folate attraverso cui la stanchezza della giornata si rovescia sulla terra.

Appena varcata la soglia mi muoverò nel buio e scalderò l’acqua per una tazza di Young Hyson, i cinesi lo chiamano Prima della Pioggia. L’aroma è acerbo: mi ricorderà la sciarpa del mio vicino di posto. Aveva un profumo fiorito di noce.


~ Scritto da Acilia alle 00:02 | PERMALINK | commenti (9)
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domenica, 23 settembre 2007

Il tè per un massaggio ai piedi

Massaggiarsi è un gesto istintivo, per alleviare un dolore o per scaldarsi. È un impulso spontaneo, un esempio di cura e di protezione nei confronti di noi stessi.
Etimologicamente la parola massaggio significa toccare, dall’arabo massah. Così il gesto istintivo si proietta sull’altro e il tocco diventa un mezzo attraverso cui trasferire energia. Un modo per consentire all’anima di entrare nel corpo dell’altro.

I primi testi scientifici che menzionano i benefici del massaggio sono opere cinesi e risalgono a circa 3000 anni prima di Cristo. Gli orientali gli hanno sempre conferito una grande importanza: erano certi migliorasse la circolazione sanguigna, riducesse la pressione arteriosa e liberasse nel corpo endorfine utili a procurare una sensazione di benessere.

I piedi, come del resto le mani, sono considerati dalla medicina orientale dei microcosmi e sono indispensabili per stabilire un contatto con ciò che è all’interno del corpo.
Una via alternativa dunque, rispetto a quella del pensiero e della parola, che può condurre all’unione.

Preparate questo unguento e provate ad utilizzarlo ogni sera, prima di andare a letto. Per massaggiare i piedi dei vostri bambini, dei vostri compagni o semplicemente voi stessi.
Ingredienti:
- 1 cucchiaino di tè verde (tonificante)
- 1 cucchiaio di olio di mandorle dolci (nutriente e rinfrescante)
- 2 cucchiai di henné (antisettico, astringente e antimicotico)
- il succo di un limone
- 5 gocce di olio essenziale di rosmarino (antireumatico e ricostituente)

Aggiungete all’infusione del tè verde l’henné, l’olio alle mandorle dolci, poca acqua, il limone e le gocce di olio di rosmarino: quanto basta per ottenere una pasta quasi liquida.
Utilizzatela per i piedi facendo attenzione a massaggiare bene tra le dita e sulle zone più sensibili delle piante.


*
Un ringraziamento sentito al settimanale Grazia per avermi eletta "Ospite della settimana" nel suo spazio blog.

~ Scritto da Acilia alle 00:07 | PERMALINK | commenti (15)
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mercoledì, 19 settembre 2007

Portatemi il tramonto in una tazza

Portatemi il tramonto in una tazza,
contate le ampolle del mattino,
e dite quante sono di rugiada.
Ditemi quanto lontano salta il mattino,
ditemi quanto tempo dorme il tessitore
che filò le ampiezze di blu.
(...)
E ancora, chi gettò i moli dell'arcobaleno,
e ancora, chi guida le docili sfere
con sferzate di flessibile azzurro?
Le dita di chi filano la stalattite,
chi conta i grani di rosario della notte.
(...)
Chi mi lascerà uscire
in qualche giorno di festa
con gli attrezzi per volare via?


(Emily Dickinson)

~ Scritto da Acilia alle 10:03 | PERMALINK | commenti (13)
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mercoledì, 29 agosto 2007

La fine di tutti gli odori

Il mare aveva l'odore di una vela gonfia di vento in cui rimaneva un sentore d'acqua, di sale e di un sole freddo.
Aveva un odore semplice, il mare, ma nello stesso tempo così vasto e unico nel suo genere.
L'odore del mare gli piaceva tanto che avrebbe desiderato una volta averlo puro, non mescolato e in quantità tale da potersene ubriacare. E in seguito, quando apprese dai racconti com'era grande il mare e come si poteva percorrerlo con navi per giorni interi senza vedere terra, nulla gli fu più gradito che immaginare di trovarsi su una di quelle navi, molto in alto nella coffa dell'albero più a prua, e di volare attraverso l'odore senza fine del mare, che in realtà non era più un odore, ma un respiro, la fine di tutti gli odori.

(Il profumo, Patrick Süskind)

Polignano a Mare
Perché l'odore del tè non è stato l'unico a caratterizzare i miei giorni di vacanza.
In attesa di tornare a raccontarvi, vi lascio un assaggio della mia estate.
A presto.

Polignano a Mare

~ Scritto da Acilia alle 23:50 | PERMALINK | commenti (15)
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sabato, 04 agosto 2007

Buone vacanze

Per augurarvi buone vacanze, ho pensato di regalarvi alcune idee per lasciarvi rinfrescare dal vostro tè.
Durante il mese di agosto siamo costretti a rinunciare al piacere della tazza calda e così ripieghiamo (piacevolmente) su ricette che associano il nostro nettare a frutta, gelato e ghiaccio.

La speranza è di essere con voi al ritorno da una lunga giornata di mare, di sedere su un piccolo balcone tra l’odore di gerani e salsedine, e di gustare insieme alcune di queste delizie. Magari contando le barche in lontananza.

Cocktail di bosco
• ½ litro di acqua
• 7 cucchiaini di tè nero ai frutti di bosco
• 2 cucchiaini di zucchero di canna
• ¼ di litro di succo di ribes nero
• 2 cucchiai di rum bianco
• poca panna per dolci
• scaglie di cioccolato
• arancia candita

Portate l’acqua a circa 95° e versatela sul tè e lo zucchero. Lasciate in infusione per circa 5 minuti, poi filtrate e mettete in frigo.
Unite al tè freddo il rum e il succo di ribes.
Versate in bicchieri di vetro e guarnite con panna, scaglie di cioccolato e poche scorze di arancia candita.

Tè ghiacciato alla pesca
• 4 cucchiai di menta
• ½ l di acqua
• 2 cucchiaini di tè nero (preferibilmente Assam)
• 2 cucchiaini di tè alla rosa
• 8 piccole porzioni di gelato al limone
• 2 pesche

Preparate separatamente i due tè, ciascuno con ¼ di acqua molto calda; poi mescolate insieme i due infusi, fateli raffreddare e teneteli in frigorifero.
Sbucciate le pesce, frullatene la polpa nel mixer e mescolatela con il gelato e la menta.
Distribuite il gelato in 4 bicchieri di vetro e finite di riempire con il tè ben freddo.

Ice Buddha Tè
• 1 l di acqua
• 5 cucchiaini di Amacha Buddha tè (è una rara specialità del Giappone con lieve aroma di liquirizia)
• 1 cucchiaino di miele
• 4 piccole porzioni di gelato alla vaniglia
• granella di nocciole

Preparate il tè e, quando è ancora caldo, mescolate il miele e lasciate raffreddare.
Deponete il gelato in calici, irrorate con il tè raffreddato e decorate con una spruzzata di granella di nocciole.

Gelato al tè rosso d’Africa
[tratta da È l’ora del tè, di Carla Massi, Ed. Guido Tommasi]
• 5 gr di tè rosso Rooibush naturale o aromatizzato
• ½ litro di latte
• 100 gr di zucchero
• 4 tuorli d’uovo
• 120 gr di panna liquida

Fate bollire il latte, versatelo sul tè e lasciate in infusione per 5 minuti. Quindi filtrate.
Battete i rossi d’uovo insieme allo zucchero finché il composto diventerà bianco e spumoso.
Aggiungete il latte aromatizzato al tè.
Fate scaldare il mélange a fuoco basso senza mai smettere di mescolare. Nel momento in cui avrete raggiunto una sufficiente densità, togliete dal fuoco, aggiungete la panna e lasciate raffreddare.
Mettete la preparazione in una sorbettiera o nel congelatore.

Agosto,
(…)
e il sole dentro la sera
come il nocciolo nel frutto.
La pannocchia serba intatto
il suo riso giallo e duro.
Agosto.
I bambini mangiano
pane scuro e luna buona.
(Federico Garcia Lorca)




martedì, 24 luglio 2007

Fatto d'argilla

Come se ti avessero, amore, fatto d'argilla
per le mie mani di vasaio.
(...)
Le tue ginocchia, la tua cintura
mancano in me come nel vuoto
di una terra
da cui staccarono una forma,
e uniti,
siamo completi come un solo fiume,
come una sola arena.

(Il vasaio - Pablo Neruda)

~ Scritto da Acilia alle 00:27 | PERMALINK | commenti (10)
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martedì, 10 luglio 2007

15:45

Qui servono il tè alle 15:45.
Mariuccia bussa sempre prima di affacciarsi alla porta, tiene con tutte due le mani una tazza bianca macchiata da un infuso scuro poco rassicurante.
Ugo, il mio dirimpettaio di stanza, lo beve molto zuccherato. Francesca invece ama insaporirlo con il miele al mandarino.
L’aroma ha assorbito quello del cotone dei camici e talvolta, se si sta attenti, sprigiona qualche nota di vento che i medici si sono portati appresso.

La colonna sonora di queste giornate è Modì, graffiata dalla voce di Vinicio Capossela. L’ascolto guardando il ritratto di Jeanne che ho voluto portare con me. Non riesco più a dormire senza averlo accanto: i suoi occhi, e la mano che li ha ritratti, possiedono un forte potere calmante.
E io sto vicino a te, e tu sai perché, stai vicino a me questa notte, domani se puoi.

Di tanto in tanto sento pungere la vena che temo già affaticata, ma mi faccio distrarre dai cambiamenti del cielo.
Per qualche ora nel pomeriggio ci è consentito stare in cortile ed io ho eletto a rifugio una panchina accanto alla fontana. L’acqua scorre di continuo e immagino di essere non troppo lontana dal mare.
Leggo un libro, distrattamente osservo la gente che passa e mi lascio avvolgere dal flusso del movimento. Ci sono molti alberi e i gatti amano godere degli spazi d’ombra.

La sera, intorno alle 20:00, mi piace andare a guardare la sommità della guglia maggiore del Duomo attraverso la finestra del bagno: ammorbidito dalla luce del tramonto diventa bellissimo.

Non ci è permesso entrare nelle stanze degli altri pazienti, né tantomeno scambiarci oggetti o toccarci.
Impariamo a conoscerci solo osservandoci; acquisiamo i nostri odori mentre passiamo l’uno accanto all’altro. Capisco sempre quando Stefano sta per uscire a passeggiare: indossa un profumo particolare e lo sento attraverso le fessure della mia porta.
Tra noi possiamo saltare la fase delle spiegazioni e della logica, come se sapessimo già tutto.

In ospedale non ci si sente soli, ci si sente diversi. È questa una delle cose che provoca dolore.
Il modo in cui le vite si intrecciano tra queste mura è sorprendente. Le tue notti sono le notti di tutti e le notti di tutti sono le tue notti.
Fabio fa l’amore con sua moglie in bagno, tra il puzzo di alcol e di piscio; il dottore chiama i suoi figli prima di iniziare il turno di notte e io capisco che anche per tutto questo vale la pena uscire da qui.

Mentre vi racconto, la flebo si è svuotata e si avvicina l’ora delle visite. Forse oggi riesco a rubare un gelato.

~ Scritto da Acilia alle 19:36 | PERMALINK | commenti (22)
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giovedì, 28 giugno 2007

Pensa a

Pensa a una delicata morbidezza.
Pensa a una nuvola,
non per quello che è, vapore e aria,
ma per come l'immaginazione la domina,
la nomina, la trattiene in bilico sull'orlo della mente.
Pensa a un passerotto.
Osserva le sfumature di pastello,
l'opale dei soli al tramonto,
e come gli alberi si oscurano in ogni trama e ombra di verde.
Pensa al primo timido amore
che non osa dire quello che pensa di vedere
ma aspetta in un librarsi felice.
Pensa alla gioia concreta di un bambino sulla spiaggia
non ancora diviso dal luogo da dove guarda
o come si incolla alle conchiglie.
Pensa ai quadri e alle loro decise trasformazioni.
E infine, pensa ai primi invitanti accordi di una musica,
il primo fiero attacco dei violini, poi il suono dei corni,
e poi sii grato per come la mente può danzare
in mezzo e attorno e sotto le parole.
E rallegrati.

(Elizabeth Jennings)

~ Scritto da Acilia alle 11:06 | PERMALINK | commenti (5)
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mercoledì, 25 aprile 2007

Potrebbe essere il paradiso

La sensazione è quella di una brezza leggera che, calata la sera, conduce attraverso i sentieri di una solitaria piantagione di tè.
Agli effluvi celestiali delle acacie in fiore, si somma l’avvolgente richiamo della china rossa, potenziati entrambi dalle virtù del gelso nero e del rabarbaro.
La mirra e il dattero zuccherino ci conducono nel deserto; sale, legni bagnati, alghe e conchiglie ci ricordano il mare.
La rugiada d’oriente racchiude in sé tutti i sentori della terra orientale e aranci, cedri, mandarini e limoni regalano invece una suggestione gioiosa.

Nel quartiere della mia nuova casa a Milano, è stato questo il primo luogo che ha attratto la mia attenzione. Uno di quei posti in cui potrei trascorrere un tempo infinito: una piccola erboristeria.
Essenze, oli, talchi profumati, sali, estratti, balsami, elisir, lozioni: una serie di flaconcini che sembrano possedere la facoltà di alleviare ogni malessere.

Un angolo nascosto, dedicato solo a chi è capace di cercare, contiene una linea di prodotti aromatizzati al tè bianco, tè e cedro e tè verde. Acqua di profumo, bagnoschiuma, crema fluida per il corpo, sapone, shampoo lucidante, olio secco per il corpo e candele profumate: fragranze pulite e delicate, cariche di note frizzanti che conservano gli aromi del tè e le sue qualità ristoratrici.
L’ingrediente essenziale è l’olio di camelia, che insieme all’azione protettiva e antiossidante del tè previene l’invecchiamento cutaneo, idrata e tonifica con la stessa potenza di una rugiada preziosa.
Il marchio è quello dell’Erbolario, un laboratorio erboristico che vanta un ottimo rapporto con la terra: ancora oggi, le sue materie prime sono oli vegetali di recente spremitura, acque di fiori ed erbe distillate goccia a goccia. La sua filosofia contempla l’alleanza tra la preziosa saggezza del passato e le conquiste del presente. I suoi cosmetici sono prodotti nel rispetto delle più severe norme igieniche e per verificarne la tollerabilità vengono sottoposti ai riscontri di una rigorosa sperimentazione clinica presso l’Università di Pavia. Senza mai ricorrere alla sperimentazione su animali.

Un sacchetto profumato al caprifoglio è ciò che ho acquistato per il nuovo armadio; la particolarità di questo fusto è affascinante: è capace di avvilupparsi a tronchi e rami per poi scalarli in altezze di svariati metri, e per questo molti lo chiamano abbracciaboschi. Il suo profumo è quasi filtro d’amore.
Un pot-pourri alla mandorla e fiori bianchi per il bagno, che ad ogni ingresso spalanca la finestra su un’aiuola di rose.
E per finire, un balsamo di essenze formulato con oli essenziali di timo rosso, lavanda, eucalipto e mirto per caratterizzare l’ambiente del soggiorno.

Vesto così il mio nuovo nido, con odori inebrianti valorizzati, in qualche angolo, dalla fluidità con cui la luce sa distribuirsi.

"E il profumo per tutta l’aria potrebbe essere il paradiso…" (D.M. Lawrence)

~ Scritto da Acilia alle 14:21 | PERMALINK | commenti (14)
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domenica, 15 aprile 2007

Due

Quando saremo due saremo veglia e sonno,
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l’uguale di nessuno.
Quando saremo due
cambierà nome pure l’universo
diventerà diverso.


(Erri De Luca)

~ Scritto da Acilia alle 12:13 | PERMALINK | commenti (13)
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giovedì, 05 aprile 2007

Buona Pasqua

Il significato che attribuiamo alla Pasqua è profondamente personale, intimo, silenzioso.
Il termine pare provenga dall'aramaico: pasha, che corrisponde all'ebraico pesah. Il senso generico è "passare oltre".
L’augurio che vi faccio è esattamente questo e vuole prescindere da ogni interpretazione religiosa. Vi auguro di riuscire a passare oltre i vostri dolori, i vostri dubbi, le vostre insicurezze. Di passare oltre l’indifferenza e la superficie delle cose. Vi auguro di riuscire a passare e basta.

I cinesi usavano scambiarsi uova di gallina come doni per le feste primaverili.
Il mio ve lo lascio qui: che sia il simbolo della nascita di qualunque cosa desideriate.

Carissimi auguri.

~ Scritto da Acilia alle 13:16 | PERMALINK | commenti (17)
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venerdì, 09 marzo 2007

Le cose sono le cose

Ciò che noi vediamo delle cose sono le cose.
Perché mai dovremmo vedere una cosa se ce ne fosse un'altra?
Perché mai vedere e sentire dovrebbe essere un'illusione
se vedere e sentire sono vedere e sentire?
 
L'essenziale è saper vedere,
saper vedere senza stare a pensare,
saper vedere quando si vede,
e non pensare quando si vede,
né vedere quando si pensa.
 
Ma questo esige uno studio profondo,
un imparare a disimparare
e una reclusione nella libertà di quel convento
del quale dicono i poeti che le stelle sono le eterne suore
e i fiori i penitenti convinti di un solo giorno,
ma dove in realtà le stelle non sono altro che stelle,
i fiori non sono altro che fiori,
ed è per questo che li chiamiamo stelle e fiori.

(Fernando Pessoa)

~ Scritto da Acilia alle 23:50 | PERMALINK | commenti (11)
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sabato, 03 marzo 2007

Il tè e l'arte floreale

Quando, nel perlaceo tremolio di un’alba primaverile, gli uccelli sussurrano misteriosamente fra gli alberi, non avete mai avuto la sensazione che parlino di fiori, ciascuno con il proprio compagno?
Per l’umanità, l’amore per i fiori deve esser nato contemporaneamente alla poesia amorosa.

Nella gioia come nella tristezza, i fiori sono i nostri amici fedeli. Con i fiori mangiamo, beviamo, danziamo e amoreggiamo. Con i fiori ci sposiamo e battezziamo. Senza di loro non osiamo morire.

I maestri del tè nutrono una religiosa venerazione per i fiori. Non colgono mai a caso, ma scelgono con cura ogni ramo e ogni frasca, senza perdere mai di vista la composizione artistica che hanno in mente. Tagliare più di quanto è strettamente necessario sarebbe per loro una vergogna.
Lasciano sempre le foglie, se ve ne sono, insieme al fiore, poiché il loro scopo è quello di presentare la vita floreale integra nella sua bellezza.
Quando un maestro del tè ha disposto un fiore in un modo che lo soddisfa, lo colloca nel tokonoma, il posto d’onore nella stanza del tè. Accanto a esso non metterà nulla che possa interferire con l’effetto prodotto, neppure un dipinto, a meno che non abbia un particolare motivo estetico per accostarli.
Il fiore nel tokonoma è come un principe sul trono; gli ospiti o i discepoli che entrano nella stanza lo saluteranno con un profondo inchino, prima di rivolgersi al padrone di casa.
Quando un fiore appassisce, il maestro lo affida teneramente al fiume, oppure lo seppellisce con ogni cura. Talvolta vengono persino eretti monumenti in sua memoria.

L’arte di disporre i fiori sembra sia nata contemporaneamente al tèismo (in inglese Teaism, culto del tè), nel XV secolo.
Le nostre leggende attribuiscono la prima composizione floreale agli antichi santi buddisti, che raccoglievano i fiori recisi dalla tempesta e, nel loro infinito amore per ogni essere vivente, li mettevano in vasi colmi d’acqua.
Si narra che uno dei primi a praticare quest’arte sia stato S
ōami, il grande pittore ed esperto d’arte della corte di Ashikaga Yoshimasa. Con il perfezionarsi del rito del tè sotto Rikyū, alla fine del XVI secolo, anche l’arte di disporre i fiori giunge a pieno sviluppo.
La composizione di fiori di un maestro del tè perde significato se viene tolta dal luogo per il quale è stata originariamente concepita, giacché le sue linee e le sue proporzioni sono state pensate in funzione dell’ambiente circostante.
Il maestro del tè ritiene che il suo compito debba limitarsi alla scelta dei fiori, lasciando che siano questi ultimi a narrare la propria storia. Se entrate in una stanza del tè alla fine dell’inverno, potrete vedere un sottile ramo di ciliegio selvatico accostato a una camelia in boccio; è un’eco dell’inverno che sta per lasciarci, unita a un annuncio di primavera. Se invece vi recate a un tè pomeridiano in un giorno d’estate particolarmente caldo, nell’ombrosa frescura del tokonoma potrete scoprire un unico giglio in un vaso appeso; cosparso di rugiada, sembra sorridere all’insensatezza della vita.


(Tratto da Lo zen e la cerimonia del tè, Kakuzo Okakura)




martedì, 13 febbraio 2007

Panta rei

Non è semplice riuscire a ritrovare la stessa intimità e calma di cui godevo appena qualche tempo fa. Tra i fornelli intendo.
Ogni giorno mi rendo conto di quanto la mia vita sia cambiata e stia cambiando. I luoghi, le persone, le azioni, i pensieri: sento che tutto è in continuo divenire.

Cucinare è sempre stato un dono che ho concesso a me stessa e agli altri e ho sempre amato farlo con estrema cura e dedizione. Mi manca farlo anche per voi qui, ma in questo periodo di importanti scelte e cambiamenti diventa sempre più complicato.
Aspetto di ritrovare un nuovo nido, un nuovo porto, un nuovo calore.

Nell’attesa vi lascio lo spunto per questa sfiziosa ricetta e la scia di una suggestione.

Perle di caprino con marmellata di fragole e tè allo zenzero

Ingredienti (per 6 persone):
• 200 g di caprino
• 50 g di panna
• 30 g di pecorino grattugiato
• 1 mazzetto di erba cipollina
• sale
• pepe rosa
• 150 g di marmellata di fragole
• 1 limone non trattato
• 2 cucchiai di tè allo zenzero

Lavate e tagliate a pezzettini l’erba cipollina.
Amalgamate i formaggi con la panna in un frullatore e aggiustate con sale e pepe.
Dal composto ottenuto formate delle palline, o quenelle, e sistematele in un contenitore in frigorifero.
Lavate bene il limone, tagliatelo a tocchi e frullatelo. Aggiungete la marmellata di fragole, il tè allo zenzero e cuocete per 10 minuti a fuoco medio.
Servite le perle di formaggio in piatti individuali accompagnate da un cucchiaio di marmellata di fragole tiepida.
(Se non amate il caprino, potete sostituirlo con robiola o ricotta)

"Parlava e così fui sommerso, dopo quello del sorriso e dell’odore, dal terzo, maggiore sortilegio, quello della voce. Essa era un po’ gutturale, velata, risuonante di armonici innumerevoli; come sfondo alle parole in essa si avvertivano le risacche impigrite dei mari estivi, il fruscio delle ultime spume sulle spiagge, il passaggio dei venti sulle onde lunari, il canto delle Sirene…"
(Giuseppe Tomasi di Lampedusa, La sirena)





lunedì, 15 gennaio 2007

Un nuovo cielo

E di nuovo cambio casa
di nuovo cambiano le cose
di nuovo cambio luna e quartiere
come cambia l’orizzonte, il tempo, il modo di vedere.
(Ivano Fossati)

Si riparte. Valigia alla mano, mi dirigo verso un nuovo cielo.
La destinazione è Roma: mi trasferirò lì per i prossimi mesi.

È una buona occasione per diventare grande, si tratta di lavoro. Del primo lavoro.
Sono felice perché, finalmente, è tutta vita che si muove. Sono sussulti che accendono e speranze che riscaldano.
Sto inciampando in una serie di belle possibilità, in bilico tra stupore e meraviglia. È bello poter misurare le proprie capacità, mettere alla prova le proprie abilità e accrescere la propria conoscenza. Mi entusiasma l’idea di poter arricchire il mio sentire e il mio dire: è un sottile piacere quello di espandersi, di impregnarsi, di abbracciare.

Temo sarò costretta a prendere una piccola pausa da questa isola di conversazione, come un amico una volta l’ha definita.
Vi lascio un tè da sorseggiare, un libro da consumare e qualche carezza da trattenere.

Il tè è un P’u-Êrh, originario della provincia di Yunnan, nell’estremo sud occidentale della Cina. La sua specifica denominazione mi piace molto, la trovo particolarmente evocativa: I-P’êng-Hsüeh, che letteralmente significa manciata di neve. Appartiene alla categoria dei tè bianchi, è addirittura candido come la neve e simile al calice di uno dei fiori che più amo, il fiore di loto. Ha un aroma molto delicato e un gusto lieve.

Il libro si intitola I labirinti del tempo. Storia di un’imperfetta armonia, di Roberto Carretta, Medusa Edizioni.
È un libro di rara bellezza e raffinatezza, nei contenuti, nelle immagini e nelle intenzioni. Nasce da un lungo, accurato e appassionato lavoro di ricerca e ogni pagina trasuda fascino e cura per i dettagli.
È questo il libro che vi lascio perché sono certa sarà in grado di incuriosirvi, stimolarvi e sedurvi e sentirete l’esigenza di assaporarlo molto lentamente; ci racconta del tempo che segna l’uomo e dell’uomo che segna il tempo. «Come un movimento colto con la coda dell’occhio, un’impressione fugace».
È un percorso che dai miti greci arriva alle più recenti ipotesi della scienza moderna, in merito a quello che resta un mistero intimamente legato al nostro essere. È un bellissimo viaggio attraverso i silenziosi chiostri medievali, i simboli rinascimentali e le allegorie barocche e il tutto si dondola tra storia e poesia.
Scoprirete così il tempo prima del tempo, i nomi del tempo, la cattura del tempo, il tempo sospeso, i giochi del tempo, fino ad interrogarvi sulla possibile esistenza di «una scorta di istanti, minuti, ore non contaminati dall’uso».

A presto, vi stringo.

~ Scritto da Acilia alle 00:50 | PERMALINK | commenti (34)
CATEGORIE: volute di fumo e di pensieri


 

 
CHI SONO
Specchiandomi nel riflesso del tè ho visto colori e profumi nuovi: ho lasciato che mi ridisegnassero il volto e i pensieri. Con un soffio spingo questo riflesso fino a voi, con la speranza di poter scoprire e condividere, insieme a qualche spunto di vita vissuta, il piacere della meraviglia di questo impero dei sensi.
 

~ Scrivimi ~

«Vi è qualcosa
nell'essenza del tè
che guida verso un mondo
di serena contemplazione
della vita.»

~ Lin Yutang ~


"Vuoi che partiamo subito
per la nostra avventura
- domandò Peter Pan -
o prima preferisci
prendere il tè?",
e Wendy si affrettò a rispondere: "Prima il tè."»

~ Barrie J. M. "Peter Pan" ~


«La prima tazza
rischiarò la mente,
il mondo intero
splendere sembrò.
La seconda
mondò il mio spirito,
come una pioggia purificatrice.
Tutt' uno ero, alla terza,
con gli Eterni...

...Ora io so che
la via del Te' esiste

~ Anonimo, "Il signore del tè" ~


«Come sarebbe piacevole
avere una personcina
da cui poter trovare
u na cosa tanto rara,
un buon tè»

~ Marcel Proust, "Un amore di Swann" ~

Siete passati a prendere il tè
*loading* volte.
 
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Avete mai provato ad inventare o sperimentare delle ricette a base di tè?

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scrivetemi e proverò ad aiutarvi spedendovi l'infuso che desiderate. Direttamente a casa vostra.
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